Il “Gran Cafe Chantant” di Tato Russo, un viaggio nella Belle Époque al Parravano

gran-cafe-chantant-russo-parravanoUna riflessione antica e allo stesso tempo attuale sulla natura stessa del teatro, tratta da Eduardo Scarpetta e riletta da Tato Russo. Questo è il tema principale di “Gran Cafè Chantant”, vaudeville in due atti di Tato Russo che prende spunto dalla commedia del grande commediografo partenopeo “Lu cafè chantant” del 1893. Lo spettacolo è in programma al Teatro Parravano di via Mazzini, a Caserta, sabato 18 febbraio alle 20.45 e domenica 19 alle 18.00. Prima dello spettacolo di sabato, alle 18.30, Tato Russo e la compagnia saranno ospiti del ciclo di incontri “Salotto a Teatro”, condotti dalla giornalista Beatrice Crisci.

Le vicende sono ambientate nel cuore della Belle époque, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: è il periodo della prima vera crisi del teatro tradizionale, soppiantato dal cafè chantant, spettacolo divertente in cui si riprendono brevi scene di recitazione, canzoni e rappresentazioni di magia e illusionismo. Molti teatri classici in quel periodo storico sono costretti a chiudere o a reinventarsi, e così anche i quattro attori protagonisti dello spettacolo di Tato Russo finiscono per diventare vedette dei cafè chantant, costretti ad affrontare una serie di divertenti avventure in una società che viene comunque apertamente condannata per la sua superficialità e bassezza culturale.

Accanto alla tipica comicità scarpettiana troviamo quindi una critica di quel periodo breve ma denso di cambiamenti culturali e civili. Il tempo della narrazione dura infatti un solo giorno, ma quel giorno rappresenta l’intero quindicennio (più o meno dal 1900 al 1915, anno di inizio della prima guerra mondiale) che vide il cafè chantant nascere, trionfare e poi eclissarsi (a causa dell’avvento del cinema) insieme alle mutevoli opinioni e ai gusti diversi delle persone. Intorno ai quattro protagonisti si muovono una serie infinita di personaggi secondari che danno vita ad una folle alternanza di stili e generi teatrali. In questo modo Scarpetta si avvicina ai grandi classici del teatro e Russo, pur conservando l’ironia e la simpatia che sarà poi la cifra fondamentale della commedia di De Filippo, può dare sfogo ad una critica che nasce con l’intenzione di stimolare lo spettatore ad una riflessione sul teatro stesso. (Daniela Russo)

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