“Laika”, Ascanio Celestini racconta il suo Gesù al Teatro Garibaldi

laika_ascanio_celestini_Il regista e attore Ascanio Celestini porta al teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere lo spettacolo “Laika”, che racconta di un ipotetico e molto particolare ritorno di Gesù sulla Terra. Il Cristo che fa visita alla società contemporanea è protagonista del paradosso per cui deve “osservare” la degradante quotidianità degli esseri umani essendo completamente cieco. Lo stesso titolo dello spettacolo, Laika, è un doppio riferimento alla prima cagnetta inviata nello spazio, quindi considerata la creatura più vicina a Dio, e all’aggettivo laica che sottintende il declino delle religioni nel mondo di oggi.

Uno spettacolo ironico e profondo al tempo stesso in programma al Garibaldi mercoledì 29 marzo alle ore 21.00: regista e protagonista è lo stesso Ascanio Celestini, solo sul palco ma accompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei e dalla voce fuori campo di Alba Rohrwacher.
Nell’opera, presentata da “Fabbrica” in coproduzione con RomaEuropa Festival 2015 e teatro Stabile dell’Umbria, Gesù ha perso molti tratti tipici della divinità ed è sceso sulla Terra non per redimere il mondo ma solo per comprenderne la natura attraverso l’analisi di ogni piccolo avvenimento. La scena si svolge in un monolocale di periferia che affaccia su un supermercato: Gesù è pieno di dubbi e paure, non esce mai dalla stanza e si limita ad “osservare” quello che accade in quel piccolissimo spicchio di mondo tramite gli occhi di Pietro, suo coinquilino che esce, prova a lavorare, fa la spesa e quando è in casa racconta da buon discepolo a Gesù quel poco che accade sotto i suoi occhi, come se il pianeta e l’umanità finissero lì, nel parcheggio del supermercato: protagonisti di quell’angolo di pianeta sono un barbone che chiede l’elemosina, una prostituta e qualche altro personaggio.

Come confessa lo stesso Celestini nelle note di regia, non è dato sapere se il protagonista sia davvero Gesù o semplicemente un pazzo che crede di esserlo, ma cambia poco perché l’idea di fondo è che “se il creatore si incarnasse per redimere gli uomini condividendo la loro umanità (e dunque anche il dolore), questa incarnazione moderna non potrebbe non includere anche le paure e i dubbi del tempo presente” .

Lo spettacolo è una riflessione illuminante sulle varie religioni, dall’Islam all’ebraismo fino al cattolicesimo, sulla solitudine, sui diritti, sui temi di più stretta attualità e sulle domande più intime dell’uomo: Cristo, proprio per il fatto di essere cieco, sembra essere l’unico in grado di vedere tutto lucidamente e di comprendere l’essere umano: un Gesù che non è in grado di cambiare il mondo o di salvarlo, ma che comprende fino in fondo l’umanità di cui egli stesso sembra far parte. (Roberto Farina)

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