“IL PENDOLO” Scuola di Teatro e Recitazione – Progetto D’Arte e Creatività – Direzione Artistica Antonio Iavazzo – Anno accademico 2016/2017 – Sabato 1 Ottobre 2016, dalle ore 15.00 alle ore 19.00, presso l’Istituto Sant’Antida, via Sant’Antida (nei pressi di Corso Trieste) a Caserta, si terrà una lezione dimostrativa e gratuita, aperta a tutti.

 

 

Il Pendolo Manifesto Poetico

Vorrei soffermarmi su un concetto che mi sta  molto a cuore: ed è quello della creatività; io non so se da questo percorso usciranno dei talenti, degli attori dotati, dei professionisti dello spettacolo; certamente ce lo auguriamo, ma la cosa che mi interessa soprattutto è che da questo progetto possano uscire dei creativi, dove creatività non ha nulla a che vedere con un’attività specifica, o particolare: pittura, poesia, danza, canto, ecc. Qualsiasi cosa può essere creativa: siamo noi a portare quella qualità nell’azione. L’attività in sé non è né creativa né non creativa. Si può dipingere o cantare in modo non creativo, e si può pulire un pavimento o cucinare in modo creativo.

La creatività è la qualità che portiamo nell’attività che svolgiamo. E’ un atteggiamento, un’attitudine interiore: è il nostro modo di guardare le cose. Se siamo creativi, in qualsiasi cosa facciamo, nel camminare, nel conversare, nel mangiare, potremo scorgere questa qualità. Anche nello stare seduti, fermi, assolutamente immobili si può essere creativi.

Una volta compreso che siamo noi, individui, a essere creativi o non creativi, il problema di trovare la nostra creatività scompare. Non tutti possono essere grandi attori o registi, o grandi pittori, e forse non ce n’è neanche bisogno; e non tutti possono essere danzatori o cantanti. Ma tutti possono essere creativi. E se si diventa creativi si diventa più divini.

Bisogna tornare ad essere un po’ come bambini ; tutti i bambini sono creativi. La creatività ha bisogno di libertà: libertà dalla mente, libertà dalla conoscenza, libertà dai pregiudizi. Solo una persona creativa può sperimentare il nuovo e una persona creativa sperimenta sempre, soprattutto i modi sbagliati. Se rispettassimo sempre il modo giusto di fare le cose non sperimenteremmo mai la creatività, perché il modo giusto è il modo giusto scoperto da altri. In questo senso certamente riusciremo a fare qualcosa, a diventare dei produttori, industriali, tecnici, ma non saremo creatori; un produttore, un industriale conosce il modo migliore e più economico di fare una cosa: con il minimo sforzo cerca di ottiene il massimo risultato. Un creativo perde tempo. Non sa quale sia il modo giusto di fare una cosa, ed è sempre alla ricerca in diverse direzioni. Molte volte si avvia su una strada sbagliata, ma ovunque vada, impara; diventa sempre più ricco di nuove esperienze.

E’ ormai cosa nota che possediamo due menti, due emisferi. L’emisfero sinistro non è creativo. Dal punto di vista tecnico è molto efficiente, ma per ciò che riguarda la creatività è assolutamente impotente. Può fare solo qualcosa che ha già imparato, a la può fare nel modo migliore, alla perfezione; è meccanico. Questo emisfero sinistro è l’emisfero della logica, della matematica, del ragionamento. E’ l’emisfero dell’ordine, del calcolo, della disciplina e dell’astuzia.

L’emisfero destro è semplicemente l’opposto. E’ l’emisfero del caos, non dell’ordine; della poesia, non della prosa; dell’amore, non della logica. Il creativo ha una spiccata propensione per la bellezza e una notevole capacità di essere originale, ma non è efficiente, non può essere efficiente, deve continuamente fare esperimenti: non può fermarsi da nessuna parte: fermarsi per lui equivale a morire. Si innamora del rischio.

Quando un bambino nasce, il lato destro è attivo, quello sinistro no. Piano piano cominciamo a impartirgli i primi insegnamenti. E così nel corso dei secoli abbiamo imparato come spostare l’energia dall’emisfero destro al sinistro, come bloccare l’uno e far funzionare l’altro. Ed è stato provato, scientificamente, che da qualche parte, tra i sette e i quattordici anni, questo spostamento d’energia è completo e il bambino, quello intuitivo, artista, un po’ selvaggio, innamorato di tutte le cose, viene ucciso, distrutto. Allora diventa il perfetto cittadino, inserito e integrato nei meccanismi della società, può sicuramente arricchirsi, diventare un potente, ma qualcosa in lui, il contatto con la primitiva energia e meraviglia è irrimediabilmente perso. E allora l’emisfero destro comincia a funzionare sempre meno; oppure funziona solo nei sogni, nell’inconscio profondo. E’ l’unico modo che resta all’uomo di  ribellarsi, di ritrovare la poesia, la bellezza, di diventare creativi.

Se invece al bambino venisse insegnato che entrambi le menti gli appartengono, e imparasse a usarle tutte e due, e gli venisse spiegato quando usare l’una o l’altra…Esistono situazioni in cui è necessario solo l’emisfero sinistro, in cui si ha bisogno di ragionare: al mercato, nelle faccende quotidiane. E ci sono occasioni in cui si ha bisogno dell’emisfero destro. E se proprio devo stabilire una priorità, ebbene personalmente ritengo che l’emisfero destro è il fine, quello sinistro il mezzo, cosicchè si possono pure accumulare soldi, prestigio e potere, ma solo per celebrare la vita, la poesia, l’arte, l’armonia.

Ecco perché ogni risposta, ogni nuova ricerca dovrebbe essere apprezzata. Non dovrebbero esistere risposte esatte. Non ce ne sono. Esistono solo risposte stupide e risposte intelligenti. O la risposta è stupida e ripetitiva, oppure è espressione della sensibilità, è creativa e intelligente. E se la risposta intelligente non è del tutto esatta, non rispetta i vecchi schemi, va lodata in quanto nuova, perché dimostra intelligenza. Tutti nascono creativi, pochi lo restano. Un po’ di creatività vale molto di più di tante inutili efficienze e utilità. La gioia che deriva dal creare qualcosa di nuovo, anche cose piccolissime, porta alla consapevolezza che si è all’interno di un processo magico e di creazione; si partecipa alla creazione ed ecco perché si può arrivare all’estasi.

Se si è ripetitivi siamo in un deserto, abitiamo delle macchine, degli ingranaggi, perfetti quanto si vuole, ma prevedibili, morti; è una prigione nella quale ci illudiamo di vivere liberi.

Come afferma Krishnamurti

E’ come quando i carcerati protestano per avere cibo e servizi migliori – ma pur sempre all’interno della prigione… Ma vedete, la maggior parte di noi non vuole altro che una rivolta all’interno della prigione: cibo migliore, un po’ più di luce, una finestra più grande che ci consenta di vedere una fetta maggiore di cielo

Ci vuole spirito di iniziativa. Ma sapete cos’è lo spirito di iniziativa? Si ha spirito di iniziativa quando si intraprende qualcosa senza essere spinti a farlo. Non si tratta necessariamente di qualcosa di grande o di straordinario – questo può avvenire in seguito; ma c’è uno spirito di iniziativa già nel fatto di piantare un albero da soli, nella gentilezza spontanea, nel sorridere ad un uomo che sta trasportando un grosso peso, nel rimuovere una pietra dalla strada o carezzare un animale lungo il cammino. Questo è il primo, minuscolo barlume del formidabile spirito di iniziativa che dovete avere se volete conoscere quella cosa straordinaria chiamata creatività. La creatività affonda le sue radici nello spirito di iniziativa, che compare soltanto quando c’è una profonda insoddisfazione. Non abbiate paura dell’insoddisfazione, anzi, alimentatela fino a che la scintilla diventa una fiammata. Ma, senza questa fiamma, non avrete mai quello spirito di iniziativa che rappresenta l’inizio della creatività. … la creatività non consiste soltanto nel dipingere quadri o nello scrivere poesie, attività degnissime, ma che in sé non sono gran cosa. Ciò che conta è essere radicalmente insoddisfatti, perché solo l’insoddisfazione totale costituisce l’inizio dello spirito di iniziativa che, maturando, diventa creativo; e questo è l’unico modo di scoprire che cos’è la verità, che cos’è Dio, poiché lo stato di creatività è Dio. Dunque bisogna avere dentro di sé questa insoddisfazione totale – ma con gioia. Capite? Bisogna essere completamente insoddisfatti, ma non lamentandosi, bensì con gioia, con allegria, con amore. In questo caso la fiamma dell’insoddisfazione acquisterà un significato straordinario perché sarà costruttiva, creativa, darà vita a nuove cose…”.  (KRISHNAMURTI)

E una differenza enorme esiste tra creatività e composizione; molti grandi artisti, in verità, sono stati dei grandi compositori. Il compositore non fa altro che disporre vecchi elementi già conosciuti, secondo modalità diverse, ma essi rimangono elementi vecchi: non c’è nulla di nuovo. Si limita a cambiare la struttura. E’ come risistemare i mobili in casa: il mobilio resta lo stesso, i quadri alle pareti non cambiano, le tende sono sempre le stesse, ma si può risistemare tutto in un altro modo. Si può cambiare la posizione delle sedie e dei tavoli, spostare i quadri: il tutto può assumere un aspetto nuovo, senza esserlo affatto. Si tratta di una composizione, non abbiamo creato alcunché.

Questa è composizione, dignitosissima e a volte utilissima composizione, ma non è affatto creatività. La persona creativa è colei che porta qualcosa dallo sconosciuto al conosciuto, che porta qualcosa da Dio al mondo, è un medium che fa da tramite e permette a dei messaggi che vengono da mondi sconosciuti di pervenire fino a noi; è un messaggero che utilizza la creatività come strumento. I creativi veri, infatti, sanno perfettamente di non essere loro i creatori: sanno di essere semplici strumenti, medium. E’ vero che qualcosa è successo per loro tramite, ma è altrettanto vero che non ne sono stati gli artefici.

Ed è proprio questa la differenza tra un tecnico e un creativo. Un tecnico conosce solo come fare qualcosa. Forse ne ha una conoscenza perfetta, ma è privo di intuizione. Un creativo ha intuizioni, è in grado di vedere ciò che gli altri non hanno mai visto, vede cose che nessun occhio è mai riuscito a vedere in passato, sente ciò che non è mai stato udito prima, usando una parola che non vorrei fosse fraintesa, il creativo assuma quasi i connotati di veggente; entra cioè in uno spazio ignoto, lo scruta e da lì ne riporta frammenti; e tuttavia, anche con pochi frammenti dell’inconoscibile, in alcuni casi è possibile trasformare la qualità della consapevolezza umana.

Per entrare poi maggiormente nella specificità di questa scuola, ci possiamo chiedere perché il teatro! Le risposte possono essere tante e varie. Proverò a darne qualcuna.

Innanzitutto si può affermare che il teatro ha un grande valore nel campo della relazione e della comunicazione, al di là degli aspetti estetici e formali.

Fare teatro significa assumere diversi aspetti della condizione umana, e diverse reazioni a diversi stati d’animo o a diverse circostanze. L’attore quindi dovrà servirsi delle qualità necessarie a vivere nel senso più pieno della parola, venendo a patti con se stesso e con il proprio ambiente fisico, e imparando ad amministrare i suoi rapporti con gli altri. Per poter reagire a chiunque o a qualunque cosa, l’attore deve sintonizzarsi sensitivamente con tutto il suo essere e imparare a controllare le proprie reazioni. Il tirocinio teatrale, quindi, non dovrebbe limitarsi a insegnare all’attore le tecniche necessarie ad esercitare le facoltà fisiche e vocali, ma dovrebbe soprattutto fornirgli i mezzi che gli permettano di sviluppare spontaneità e naturalezza, di reagire nel modo più convincente, e di applicare a un dato testo le esperienze avute in situazioni della vita reale. Solo una preparazione concepita in questi termini consentirà all’attore di trovarsi in sintonia con se stesso e con gli altri componenti. Ed è questa una delle grandi lezioni che ci ha lasciato Stanislavskij.

E arriviamo anche al grosso capitolo del teatro come comunicazione.

Il bisogno di comunicare che l’attore innegabilmente prova, dipende soprattutto dal desiderio di far partecipi gli altri della propria interpretazione e non tanto da quello di “mettersi in mostra” e di valorizzarsi. Il mero esibizionismo si esplica in una forma di recitazione centrata su se stessi la quale, con l’affermazione del proprio “Io”, impedisce di effettuare delle scoperte che solo una visione più ampia delle cose renderebbe possibile. L’attore che ha questa visione narcisistica del teatro è troppo calato nel piacere della contemplazione di sé per poter trarre vantaggio della recitazione con altri. La sola visione di se stessi utile agli attori è quella che proviene dall’ampliamento della conoscenza della personalità umana e dall’arricchimento dell’esperienza a livello di persona e di gruppo.

Un altro tipo di grave restrizione è quello dell’attore che ricopre la sua parte sul palcoscenico con efficacia e penetrazione, ma che fuori dal lavoro rimane una persona limitatissima, incapace di trasferire la sua sensibilità dall’arte alla vita.

Tipi di questo genere sono “specialisti” nel senso più stretto del termine, cioè sanno moltissimo su molto poco, mentre la funzione di ogni arte, e soprattutto del teatro, è quella di favorire il pieno sviluppo dell’individuo.

Quello di cui che secondo me necessitiamo è un mezzo che ci consenta di allontanarci dalla nostra situazione e di vederla da differenti angoli visuali e da varie distanze, per afferrare più a fondo il significato. L’esperienza teatrale è un’intensificazione dell’esperienza di vita, realizzata attraverso la selezione e la ricomposizione di momenti significanti: un’intensificazione che si manifesta con la comunicazione tra attori e spettatori fisicamente riuniti in uno spazio. Questa comunicazione si verifica ad ogni livello: mentale, emotivo, fisico, visuale, auditivo ed estetico.

Se è vero che “lo studio più adatto agli uomini è quello dell’uomo”, conosceremo questa entità soltanto osservandola in rapporto alle altre persone e alle cose. E sarà bene impegnare tempo e forze per favorire l’avvento di quelle condizioni che potranno promuovere l’uomo nella sua totalità e consapevolezza.

Il teatro insegna a pensare, e mira a fornire un chiaro abito mentale che permetta di esprimere idee e sentimenti in modo conciso e ordinato; e, sottointendendo sempre una situazione umana a cui partecipano più persona, costringe a elaborare il pensiero in modo estremamente rapido e qualche volta su differenti livelli nel medesimo tempo. L’individuo deve prendere le sue decisioni in rapporto con la situazione, ma poiché la situazione è sperimentale, può imparare dai suoi errori e utilizzare l’esperienza per il futuro.

Pensare può condurre a esprimere i risultati di tale attività, ma può anche favorire il silenzio. Infatti, man mano che aumentano le sue esperienze, l’uomo diventa più consapevole del contributo e dell’importanza degli altri, e impara a essere attivo e partecipe anche attraverso l’ascolto.

Citando  De Berardinis:”…Non si può bleffare se c’è una civiltà teatrale, ed il teatro è una grande forza civile, il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita, della morte”.

Quasi tutti gli obiettivi fin qui menzionati sembrano perseguibili in qualsiasi forma di tirocinio artistico o non artistico, tuttavia nel teatro si cerca di combinarli con lo sviluppo e l’esercizio delle emozioni. Per  vivere pienamente e reagire liberamente, l’uomo ha bisogno di sapere come e perché i suoi sentimenti si muovono nel senso in cui si muovono. E’ chiaro che ne sappiamo di più su come fare per andare su Marte che sul modo in cui funzionano le emozioni individuali, e queste zone oscure della nostra conoscenza sono proprio quelle di cui abbiamo maggior paura. La messa in atto degli stati emotivi, in rapporto con il sé e con gli altri, potrà essere analizzata in una situazione controllata, e l’analisi ci aiuterà a comprendere come ogni aspetto (anche il più negativo) della nostra personalità funzioni in relazione all’intera persona, al contesto, ai tempi. Il teatro mira a sciogliere la tensione e a impiegare nel modo migliore l’energia umana, e chi lo pratica impara a rilassarsi completamente e  canalizzare in modo adeguato la stessa energia.

Questo processo favorisce la conoscenza, non solo quella psichica o intellettuale, ma anche quella fisica, emotiva; ed una conoscenza di questo tipo coinvolge l’intera personalità; ciò che si impara “con tutto se stesso” difficilmente si può dimenticare. Il teatro, e ancora di più la didattica teatrale, comprende un’attività di gruppo, e la conoscenza raggiunta entro una situazione di gruppo mette in rilievo sia l’indipendenza dell’uomo, sia la sua interdipendenza. Il senso della collettività e della comunità ne è quindi avvantaggiato. Nel teatro il più forte agisce a fianco del più debole in una situazione non competitiva, e lo aiuta a superare la timidezza e ad acquistare fiducia, al di là di qualsiasi forma di mero esibizionismo, e tutto ciò utilizzando come mezzo espressivo l’uomo stesso e ricorrendo a risorse  e reazioni “vere”, dove si reagisce alla situazione man mano che questa si sviluppa e dove è riscontrabile una spontaneità e una freschezza non comuni, che vanno molto spesso ad attingere in quell’ignoto di cui abbiamo parlato.

La pratica teatrale aiuta a capire che la natura di questo tipo di attività non è riferita solo all’intelletto, ma alla persona intera; fa comprendere che forma e struttura si possono “sentire” e manifestare in una quantità di modi; e porta a reagire sia fisicamente che mentalmente al ritmo espresso nel suono, nel movimento e in altri aspetti della vita.

E soprattutto, l’attore impara che cosa significhi lavorare in un gruppo creativo, lasciandosi alle spalle l’idea, che poteva avere al principio, della recitazione come fatto puramente esibizionistico.

Il Pendolo - Foto 3

“IL PENDOLO” (CE)

 Scuola di Teatro e Recitazione

(per adulti, adolescenti, bambini)

 Fondata e diretta da Antonio IAVAZZO

 La Scuola di Teatro e Recitazione “Il Pendolo”, con sedi a Caserta e a Capua, ambizioso ed ormai affermato progetto d’arte e creatività, è nata nel 2001 ed è ideata e diretta da Antonio Iavazzo (Attore, Regista, Pedagogo, Operatore Culturale – già protagonista nella fiction “La Squadra” nel ruolo di Alfano, capo della Scientifica).

E’ promossa dall’Associazione “Il Colibrì” di Sant’Arpino (CE), in collaborazione con l’Istituto Sant’Antida di Caserta e l’Associazione “Capuanova” di Capua (CE), e con il patrocinio della Regione Campania, dell’ E.P.T. di Caserta, della Provincia di Caserta e del Comune di Caserta,

Il “Il Pendolo”, laboratorio di alta formazione professionale, rappresenta, ormai da 15 anni, una grande realtà culturale  della Campania ed è un punto di riferimento nell’ambito artistico e teatrale e delle arti sceniche.

Ha durata quadriennale, prevede master di specializzazione  ed ha già avviato alla professione artistica moltissimi giovani e talenti.

Nel corso degli anni, inoltre, ha organizzato e ospitato per Stages, Workshop Internazionali,  personalità eccezionali e di prestigio assoluto. Tra essi ricordiamo Hal Yamanouchi, Marco Sgrosso, Gennadi Bogdanov, Ferruccio Merisi e Claudia Contin, Naira Gonzalez, Nina Dipla, Lella Heins, Cesar Brie, Stefano Tè e Igino Caselgrandi, Eugenio Allegri, Danio Manfredini, Raul Iaiza, Ewa Benesz.

 Nel prossimo anno accademico (2016 – 2017) si terranno due importantissimi seminari con due eminenti professionisti della scena teatrale mondiale: Enrico Bonavera (“Ridere del Morir dal Ridere”) e Mamadou Dioume, protagonista in molte opere di Peter Brook (“Incontri”).

L’attore (o chi fa il mestiere del “comunicatore”)  deve servirsi delle qualità necessarie a vivere nel senso più pieno della parola, venendo a patti con se stesso e con il proprio ambiente fisico, e imparando ad amministrare i suoi rapporti con gli altri. Il tirocinio teatrale non dovrebbe limitarsi a insegnare all’attore le tecniche recitative, ma dovrebbe soprattutto fornirgli i mezzi che gli permettano di sviluppare spontaneità e naturalezza, di reagire nel modo più convincente, e di applicare a un dato testo le esperienze avute in situazioni della vita reale. Solo una preparazione concepita in questi termini consentirà all’attore di trovarsi in sintonia con se stesso e con gli altri componenti.

 Questa scuola non è destinata solo a chi intende fare dell’attore il suo mestiere, ma anche a coloro che autenticamente ri-cercano una loro dimensione creativa ed evolutiva. Quindi è rivolta anche a chi si confronta quotidianamente con l’universo magmatico della comunicazione: insegnanti, psicologi, assistenti sociali, genitori, ricercatori e studiosi, ecc.

Il corpo docente, come è ormai consuetudine al Pendolo, è di grandissima qualità, umana, tecnica, spirituale.

E’ composto dal direttore Antonio IAVAZZO (Tecniche di Recitazione, Sperimentazione, Regia), da Giuseppe MASTROCINQUE (Dizione, Recitazione),  Laura ZACCARIA  (Mimo ed Espressione Corporea), Erminia STICCHI (TeatroDanza), Adriana FOLLIERI (Pedagogia Vocale), Angela DI MASO (Storia del Teatro – Drammaturgia), Maddalena CARAPELLA (Elementi di Yoga – Tecniche di Rilassamento – Danze Popolari), Andrea PIRETTI / Xander MARTIRE (Laboratorio di Cinematografia), Giulio CARFORA (Clownerie – Teatro di Strada)Carmela BARBATO (Teatro dell’Infanzia) e da altri professionisti altamente qualificati.

 La scuola, inoltre, offre la possibilità di partecipare Audizioni e Provini in Casting Cinematografici, Televisivi e Teatrali.

 Le lezioni cominceranno nel mese di Ottobre 2016 e termineranno nel mese di Giugno 2017 con studi e spettacoli finali.

Le sedi di lavoro sono a Caserta e a Capua (CE).

Sabato 1 Ottobre 2016, dalle ore 15.00 alle ore 19.00, presso l’Istituto Sant’Antida, via Sant’Antida (nei pressi di Corso Trieste) a Caserta, si terrà una lezione dimostrativa e gratuita, aperta a tutti.

Info e/o contatti:

Il Pendolo - Foto 4

Il Pendolo - Foto 6

Note biografiche

 ANTONIO IAVAZZO nasce il 15/01/61 Napoli.

Attore, Regista, Didatta e Formatore in Discipline Teatrali e dello Spettacolo ed in Tecniche di Creatività.

E’ Autore di Romanzi, Poesie, Testi Teatrali, Adattamento e Regia di Opere Teatrali, Letterarie e Poetiche di scrittori quali A. De Saint Exupery, F. Amato, A. Artaud, R. Alberti, P. Handke, S. Beckett,  V. Lamarque, W. Shakespeare, A. Cechov, R. Rosso, E. Ionesco e altri.

 Ha pubblicato il romanzo Il Nettare e il Colibrì  (Edizione La Riflessione, Cagliari – 2005) e la raccolta di Poesie Epoche (Edizione Libroitaliano, Ragusa – 2005).

Si è formato presso l’Accademia Drammatica del Teatro Bellini di  Napoli ed ha approfondito il Metodo Stanislavskij e le tecniche attoriali dei grandi maestri del Teatro Antropologico e di Sperimentazione: Artaud, Grotowski, Brook, Barba, etc.

Ha studiato per cinque  anni Mimo Corporeo con il Maestro M. Monetta (Tecnica Decroux/Lecoq) ed ha seguito numerosi stages.

Ha lavorato con  M. Monetta, R. De Simone, A. Casagrande, N. Mascia, G. Cobelli, R. Siena, M. Rigillo, G. Rocca, P. Delbono, G. Magliulo, W. Manfrè, R. Carpentieri, L. De Berardinis, T. Russo, M. Santella.

E’ stato protagonista in diversi cortometraggi e lungometraggi e nella Fiction Televisiva  Rai 3  La Squadra (Personaggio: R. Alfano – Capo della Scientifica. 1^ 2^ 3^ Serie).

Da anni si occupa di Formazione e di Pedagogia Teatrale e tiene Corsi e Laboratori tesi soprattutto alla promozione di forme e pratiche di Ricerca  e di Linguaggi Espressivi e Creativi Sperimentali.

Con il Prof. F.C. Greco (Docente di Storia del Teatro-Lettere e Filosofia-Università Federico II di Napoli) ha collaborato per il coordinamento delle attività del C.U.T. (Centro Universitario Teatrale) di Napoli.

Ha diretto per 2  anni (1999-2000; 2000-2001) il Laboratorio Teatrale Labor.inti Federiciani presso l’Università Federico II di Napoli.

E’ stato fondatore e direttore artistico, con Wanda Marasco (Premio Montale per la Poesia), dell’Associazione Teatrale Tacito Dissenso (Na) e dell’Associazione Culturale Il Colibrì (Ce) con le quali cura l’allestimento e la regia di spettacoli teatrali e l’organizzazione e la promozione di eventi culturali e artistici.

E’ stato fondatore dell’Associazione Nazionale Teatrale I Teatri Invisibili”, area di Studio, di Ricerca e di Attività Teatrali e Culturali a livello nazionale ed internazionale.

Dal 1998 ad oggi è Ideatore, Promotore e Art Director della Rassegna Nazionale di Teatro-Scuola PulciNellaMente.

Dall’anno accademico 2001 al 2005 è stato Promotore e Direttore Artistico del Laboratorio Teatrale  L’Occhio Segreto  promosso dalla Seconda Università degli Studi di Napoli.

Per diversi anni (6 anni) è stato docente in Tecniche di Recitazione e Regia  all’U.P.S. (Università Popolare dello Spettacolo) di Napoli.

Dal 2001 ad oggi promuove e dirige la Scuola di Teatro e Recitazione (per Adulti e Bambini) Il Pendolo (CE) – Progetto d’Arte e Creatività, con il Patrocinio della Regione Campania,  della Provincia di Caserta e del Comune di Caserta.

Nel 2003 – 2004 ha collaborato con il Maestro N. Areni per il Teatro Comunale di Caserta.

Nel 2009 ha diretto la Scuola di Recitazione  Il Caleidoscopio presso il Teatro De Rosa a Frattamaggiore (NA).

E’ stato Ideatore,  Direttore Artistico e Culturale del 1^ Festival Nazionale del Teatro-Universitario Appello Straordinario  che si è tenuto dal 21 al 29 Ottobre 2006 nei Comuni di Capua, Caserta, S.M.C.Vetere, Marcianise, Aversa.  Il Festival è stato promosso dall’Associazione Il Colibrì, dalla S.U.N. (Seconda Università degli Studi di Napoli), e patrocinato dal M.I.U.R., dalla Regione Campania e dalla Provincia di Caserta.

Dal 2009 ad oggi dirige il Laboratorio Teatrale presso il Centro Pro Arte di Piedimonte Matese (CE).

Dirige Laboratori di Psicaonimazione, Art – Therapy, Tecniche di Conduzione di Gruppo in contesti culturali e teatrali, socio – sanitari (Scuole e Università, Istituti di Musicoterapia, ASL, Comunità per Tossicodipendenti, Presidi Psichiatrici, Centri di Riabilitazione, Strutture Residenziali e di Accoglienza,  Aziende, ecc.)

Dal 2011 collabora, in qualità di Didatta in Arteterapia, presso l’ I.P.R. (Istituto di Psicoterapia Relazionale) di Napoli, diretto dal Prof. Luigi Baldascini.

Dall’anno 2014 è didatta in Tecniche Teatrali e di Comunicazione Non Verbali presso l’Accademia Ildegarda di Napoli.

Dal 2015 conduce il Laboratorio Teatrale Epochè  promosso dal Centro l’Arte della Felicità di Napoli.

Nel 2013 ha ideato e promosso  la Rassegna di Teatro e Danza  Incanti Estivi sotto le Stelle  che si è svolta presso il Parco delle Fortificazioni a Capua (CE).

Nell’anno 2014 ha ideato e promosso la Prima Rassegna di Teatro Contemporaneo e Danza  Experience Theatre che si è tenuta dal mese di Gennaio al mese di Maggio 2014 presso il Plauto Teatro Studio di San Nicola La Strada (CE).

Dall’anno 2000 ad oggi ha promosso ed organizzato stages e workshop con Hal Yamanouchi, Marco Sgrosso, Gennadi Bogdanov, Ferruccio Merisi e Claudia Contin, Naira Gonzalez, Nina Dipla, Lella Heins, Cesar Brie, Stefano Tè e Igino Caselgrandi, Eugenio Allegri, Danio Manfredini.

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Il Pendolo - Foto 5

 

IL PENDOLO - Volantino

IL PENDOLO - Manifesto 6x3

 

IL PENDOLO - Locandina IL PENDOLO - Brochure esterna con prezzo IL PENDOLO - Brochure interna

 

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