Prorogata al 28 novembre la mostra di Maurizio Savini alla Galleria Pedana

savini 2E’ stata posticipata al 28 novembre prossimo la data di chiusura della mostra personale di Maurizio Savini alla galleria Nicola Pedana Arte Contemporanea di Caserta, in piazza Matteotti 60. Inaugurata il 26 settembre scorso l’esposizione ha raccolto un grande successo di pubblico e di consensi.
La mostra di Maurizio Savini a cura di Stefano Riccioni è un vero e proprio progetto “site and topic-specific”, realizzato cioè su misura sul luogo e sull’argomento. Il titolo della mostra è “Reggia Galleria” e mette subito in relazione lo spazio espositivo casertano di Pedana con quello che è il luogo simbolo della città, il Palazzo reale vanvitelliano.

Savini “strappa” virtualmente dalla Reggia i ritratti dei suoi proprietari e inquilini illustri e li trasferisce, non senza averli prima declinati alla sua maniera, vale a dire realizzandoli in chewinggum, nella galleria d’arte privata, che così si nobilita in Reggia.

Ecco arrivare direttamente dalla Reggia i protagonisti, così come li descrive in un testo dedicato proprio al progetto di Savini lo storico Stefano Riccioni: “Carlo di Borbone, re di Napoli e Sicilia, fondatore del Palazzo Reale di Caserta e futuro Carlo III re di Spagna; la moglie Amalia di Sassonia, che svolse un ruolo importante per la costruzione della Reggia, fin dalla posa della prima pietra il 20 gennaio 1752, il giorno del suo compleanno; Gioacchino Murat, re di Napoli dal 1808 e protagonista della breve esperienza napoleonica in Italia, che arricchì la Reggia di molte opere; Ferdinando II, re del Regno delle Due Sicilie dopo la restaurazione borbonica; Luigi Vanvitelli, architetto e progettista della  Reggia di Caserta. E poi la battaglia di Velletri, nel dipinto di Francesco Solimena, combattuta durante la secessione austriaca. Il dipinto esalta la vittoriacontro gli austriaci delle forze ispano napoletane guidate da Carlo di Borbone (ma anche dal Conte di Gages e dal Duca di Castropignano)”.

E ancora: “Savini non è uno storico, e certamente non vuole né pretende di esserlo, ma ripercorre a suo modo le tracce della Storia. Una storia lacerata, come sembrano suggerire le opere esposte, copie di originali idealmente “rubati”, letteralmente “strappati” al contesto originale. Ma è anche una storia minuziosamente ricomposta, meticolosamente assemblata, con piccole tessere di gomma da masticare, come un mosaicista medievale usava le tessere in pasta vitrea.
Questo aspetto dell’opera di Savini invita all’osservazione scrupolosa, all’analisi, all’introspezione e provoca l’osservatore, sfidandolo”.

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