“Qualcosa a cui pensare” in scena sabato 16 e domenica 17 aprile ad Officina Teatro di San Leucio

qualcosa-pensareSabato 16 e Domenica 17 aprile va in scena ad Officina Teatro di San Leucio (CE) “Qualcosa a cui pensare. Distorsione di un discorso amoroso”, commedia romantica che prende avvio dall’omonimo romanzo di Emanuele Aldrovandi ed è diretta da Vittorio Borsari.
Sulla scena Jeer e Plinn (Giacomo e Paola) interpretati da Tomas Leardini e Roberta Lidia De Stefano. Due quasi trentenni, specchio di una generazione spudorata, illusa e ironicamente incosciente, si trovano costretti a confrontarsi con le gioie e le difficoltà che questo momento cruciale della loro vita comporta oggi in Italia. “Qualcosa a cui pensare” è un gioco raffinato di seduzione che inserisce i due protagonisti all’interno delle più tradizionali dinamiche di coppia e che produce immediata empatia tra i personaggi e il pubblico, generando in quest’ultimo una leggera comprensione divertita. Un’opera ironica e appassionata, più simile ad un ricordo o ad un sogno. Il piccolo ritratto di una generazione che vuole cambiare pelle e trovare una propria identità da proiettare nel futuro.
In un’epoca di crisi globale e identitaria, di terrorismo e instabilità politica come si può venirne a capo? Come si può trovare il giusto pensiero, la giusta guida, per prendere il largo e navigare senza paura? In “Qualcosa a cui pensare” è una giovane coppia di coinquilini a indicarci una strada possibile attraverso la rivelazione della loro anima insicura e mutevole. Jeer e Plinn sono due quasi trentenni. Pieni e vuoti al tempo stesso. Liberi e dipendenti. Fragili e duri, come solo questa generazione sa essere. La sottile, ma persistente, storia d’amore che attraversa tutte le scene dello spettacolo è assolutamente sorprendete e spiazzante e al di fuori dei “binari tradizionali”. E’ finta e contemporaneamente onesta, coraggiosa e paurosa allo stesso tempo, così come molti dei progetti di vita dei trentenni oggi. In un momento storico come il nostro in cui tutto sembra desiderabile e potenzialmente raggiungibile, il grande dramma di un giovane è proprio quello di ritrovarsi bulimicamente in preda al non saper cosa fare e cosa pensare di sé, per il futuro della sua vita. La struttura dello spettacolo si sviluppa per quadri e il plot si dispiega attraverso un susseguirsi di situazioni drammaticamente comiche vissute dentro le mura di un appartamento cittadino. Lo spazio scenico è vuoto, nudo e delimitato da un quadratone di moquette a terra e da un fondale, che sarà anche schermo per le proiezioni. Il video sarà protagonista, insieme ai due attori, con tre funzioni: scandire ritmi tra i diversi quadri, usato come fondale così da poter anche entrare in relazione con la scena; approfondire le diverse tematiche affrontate dai due protagonisti; e visualizzare infine i concetti relativi alla fisica presentati (studio del pensiero, sinapsi, le galassie e i buchi neri). Le animazioni saranno per di più astratte, legate sia al mondo della fisica, che a elementi concreti presenti nel testo (come: il videogioco Super Mario, le strade cittadine, la caduta da un palazzo per suicidarsi, ecc. ecc.). Lo schermo offrirà forma alle paure sul futuro che occupano gli inconsci dei due protagonisti: la dialettica tra testo e immagine darà soprattutto respiro ai piccoli dettagli che portano ai grandi accadimenti del plot. La bellezza e la potenza di questo progetto sta nella volontà di mostrare le anime, il pensiero e i sentimenti dei personaggi, esclusivamente attraverso la parola: quest’ultima è costantemente sul crinale tra la verità e la menzogna, e perennemente in bilico tra due pensieri che vengono immaginati nello stesso momento reali, anche quando uno di questi due è semplicemente pieno di paura e disagio esistenziale. Il caos fa parte della vita e dal caos questa storia cerca di uscire attraverso uno sviluppo drammaturgico non cronologico, bensì ispirato proprio alla teoria fisica del caos: attraverso salti avanti e indietro nel tempo che piano piano rivelano un ordine generato proprio dall’incontro di Jeer e Plin. La progressione drammaturgica non fa altro che dipanare la bipolarità dei personaggi, congenita in questa storia, portando lo spettatore a ridere e soffrire per la difficolta di un discorso amoroso delle nuove generazioni.
VITTORIO BORSARI Nato nel 1985, laureato in Filosofia alla Statale di Milano e diplomato alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Nel ruolo di assistente alla regia ha seguito i lavori di Giampiero Solari, Carmelo Rifici, Firenza Guidi e Silvio Peroni. Da due anni organizza la stagione teatrale Circuito Contemporaneo dei comuni di Carpenedolo (BS) e Toscolano Maderno (BS), e dal 2013 a Milano presso lo spazio Isolacasateatro. Ha lavorato con le produzioni pubbliche e private più importanti in Italia: Teatro stabile di Trieste, Teatro stabile di Bolzano, Teatro Piccolo di Milano, Teatro Franco Parenti di Milano, Sky, Bags Enterteinment, Vodafone. Nella stagione 2015 ha presentato al pubblico milanese Fragile / Kyoto . Due storie quesi d’amore di David Greig con Silvia Giulia Mendola e Alberto Onofrietti.
EMANUELE ALDROVANDI Nato a Reggio Emilia nel 1985, laureato in Filosofia a Parma e in Lettere a Bologna, si forma alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Dal 2012 lavora come autore, dramaturg e insegnante di scrittura al Centro Teatrale MaMiMò di Reggio Emilia. Per la compagnia MaMiMò ha scritto L’isola del tesoro (2012), Viva Clara! (2013) e Elvis e il Papa (2014). Collabora inoltre con la compagnia Chronos3 e scrive di teatro sul settimanale Arcipelago Milano. Ha ricevuto vari riconoscimenti fra cui il Premio Nazionale di Teatro Luigi Pirandello 2012 per Felicità, la Segnalazione al Premio Hystrio Scritture di scena 2012 per Funziona meglio l’odio, il Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” 2013 per Homicide House e il Premio Hystrio Scritture di Scena 2015 per Farfalle.
CHRONOS₃ nasce nel 2011 all’interno della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, dall’incontro di tre registi: Manuel Renga, Vittorio Borsari e Valentina Malcotti. Nei quattro anni passati è stata una fucina creativa, dove si sono sviluppati differenti progetti che si sono poi concretizzati in spettacoli, collettivi o singoli, presentati in alcuni teatri di Milano (come: Piccolo Teatro, Teatro Franco Parenti, ATIR, Teatro Libero e Teatro della Cooperaiva) e nel territorio della provincia di Brescia. Tutti i lavori targati Chronos3 si collocano nell’ambito della drammaturgia contemporanea coinvolgendo, da un lato, differenti autori e attori, rinnovando così ogni volta l’esperienza artistica; e dall’altro sperimentando la creazione in spazi non teatrali con l’intento di sviluppare particolari rapporti tra attori e pubblico. Dal 2012 la compagnia organizza la stagione teatrale Circuito Contemporaneo nei comuni di Carpenedolo (BS) e Toscolano Maderno (BS), e dal 2013 anche presso lo spazio Isolacasateatro a Milano.

FONTE: http://www.casertanews.it/2016/04/14/qualcosa-a-cui-pensare-in-scena-sabato-16-e-domenica-17-aprile-ad-officina-teatro-di-san-leucio/

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